La favorevole morfologia, la buona esposizione, la fertilità della terra hanno consentito l'antropizzazione della valle di Non fin dalla preistoria. Pur condizionata da difficoltà di coltivazione legate alla montagna, la valle appare relativamente ricca e non a caso sale più volte alla ribalta della storia. l fattori geomorfologici condizionano il popolamento sin dalla preistoria, con insediamenti sui gradoni, piuttosto che nel fondovalle. I reperti più antichi -citiamo da una pubblicazione dell'Ufficio Beni Archeologici della Provincia autonoma -risalgono al pieno Neolitico (IV-III millennio a.C.) e consistono in oggetti in pietra levigata. Per l'età del Bronzo (II millennio) la documentazione diventa ricca con i siti archeologici di Clòz, Tres, San Biagio di Romallo, Dos de la Cros, Dos Mion.
Nella fase del Bronzo recente (1300-1100 a.C.) a Mèchel, presso Cles, inizia ad essere frequentato un santuario che sarà luogo di culto fino in epoca romana. Durante la 'cultura Luco' (1200-600 a.C.) - che caratterizza con forme autonome il Trentino-Alto Adige, l'Engadina, l'alto Reno e il Tirolo, frutto forse della formazione di uno stesso gruppo etnico -sul castelliere del monte Ozol, che domina la valle, sorgeva un'area sacrificale dove sono stati rinvenuti numerosi boccali a rostro frantumati intenzionalmente. Una nuova cultura retica interessa a partire dal VI secolo a.C. la stessa zona a cavallo delle Alpi e prende il nome di 'Fritzens-Sanzeno' (da una località della valle dell'lnn e dal paese anaune) per il complesso di oggetti ritrovati e di 'ceramica di Sanzeno' per i vasi. I rinvenimenti eccezionali di Sanzeno e di Mèchel consentono di ricostruire la vita dei villaggi abitati dal misterioso popolo dei Reti. La scrittura retica è nord-etrusca; anche i manufatti in ferro indicano, soprattutto nell'attrezzatura domestica, rapporti con il mondo etrusco di Bologna i cui prodotti, nel VI e nel V secolo a.C., avevano un vasto mercato che raggiungeva anche le regioni a nord delle Alpi. Assai varia è la produzione di attrezzi agricoli, con una tipica zappa ricurva, mentre le armi risentono dell'influsso celtico. Sorprende la ricchezza degli strumenti destinati alla lavorazione del legno. Gli edifici erano costituiti da vani rettangolari seminterrati con murature a secco.
Questo popolo di agricoltori-cacciatori viene conquistato da Roma, si ritiene in modo pacifico. Un'attestazione dell'assimilazione rapida delle consuetudini romane è data dalla Tabula clesiana, una lastra in bronzo rinvenuta nel 1869 ai Campi Neri di cles -con vastissima eco tra gli studiosi dell'epoca, ad iniziare da T. Mommsen -datata 15 marzo 46 d.C., che riporta l'editto con il quale l'imperatore Claudio concede la cittadinanza romana agli Anauni e ad altri popoli. Vi compare il nome degli abitanti della valle, che da Anaunia diventa Naunia, infine Non, mentre il nome del torrente è Nos. Grazie alle favorevoli condizioni geomorfologiche, L'altopiano anaune è, in epoca romana, una delle aree più floride e fittamente abitate delle Alpi, tanto che non si contano i rinvenimenti che documentano non solo attività agricole e di pastorizia, ma anche officine specializzate nella produzione di tegole, coppi e mattoni, di oggetti in bronzo e attrezzi da lavoro.
L 'agricoltura diventa stabile.
l villaggi erano il centro di radure coltivate, non ampie, circondate dai boschi che rappresentavano una sorta di giacimento per la raccolta di frutti spontanei e di erbe, per la resina e la pece che venivano commerciate, per la caccia. Per la costruzione delle case, alla pietra e al legno si aggiunge la malta di calce. La struttura della casa romana è quella tipica della montagna rimasta fino a oggi: una base in pietra e le sovrastrutture in legno. Le strade restano per oltre millecinquecento anni quelle tracciate dai Romani. La religione aveva inglobato culti retici, indigeni, aggiungendovi la venerazione a Saturno, (a cui fu dedicato l' importante tempio ai campi neri di Cles, centro religioso della valle) Ercole, Diana e Mitra. Il culto di questo dio orientale, accertato a Tuenno e Sanzeno, è forse legato a presidi militari.
La diffusione del cristianesimo non è pacifica. A Sanzeno -già santuario retico, luogo di culto a Saturno e a Mitra -avviene, il 29 maggio del 397, il martirio dei Santi Sisinio, Martirio e Alessandro.
Gli asceti, provenienti dall'Oriente, si erano distinti a Milano, con Ambrogio, per venir quindi inviati, su richiesta del vescovo di Trento, Vigilio, in Anaunia: una violenta reazione dell'ambiente ancora pagano porta all'uccisione dei tre missionari. La valle, come tutta la regione, viene occupata attorno al 570 dai Longobardi, che fondano il ducato di Trento, destinato ad assumere un ruolo primario nell'alleanza tra il ducato di Baviera e il regno italico dei Longobardi, specie in funzione di difesa dai Franchi, che nel 575 entrarono anche in valle di Non conquistando il castello di Anagnis. L'ordinamento longobardo e i rapporti di buon vicinato con la Baviera continuano anche con Carlo Magno che occupa l'Italia e che dà inizio al feudalesimo. Frattanto, in valle si va affermando la famiglia dei conti di Flavon. Nel 1027 l'imperatore del Sacro Romano Impero infeuda il vescovo di Trento del potere temporale sul territorio che coincide press'a poco con i confini del vecchio ducato longobardo e della successiva contea carolingia, amministrata dal duca di Baviera prima e dal duca di Carinzia poi. È nell'ambito di questa complessa rete di rapporti di potere, ma anche spirituali, con Roma, che va collocata, attorno al 1000, l'esperienza di Romedio, un nobile di famiglia bavarese, il cui castello si trovava presso Innsbruck, che decide di farsi eremita vicino al luogo dove erano stati martirizzati Sisinio, Martirio e Alessandro. Sorge quindi il santuario, le cui testimonianze archeologiche ci rimandano appunto attorno al 1000, mentre i primi documenti sono della fine del secolo XI; altri eremitaggi nascono in valle a San Gallo di Cagnò, ora in assoluta rovina, e a Santa Giustina.
Ospizi in valle sono San Biagio di Romallo, San Pangrazio e Santa Emerenziana; quest' ultimo è tenuto dagli Agostiniani, che in valle reggono anche i complessi di Santa Maria a Sanzeno (oggi ne rimane solo la chiesa) e della Santa sopra Denno. Il principe-vescovo, legato all'Impero, ha il diritto di riscuotere tributi ed imporre sanzioni pecuniarie, il potere di amministrare la giustizia, la facoltà di investire vassalli e nominare funzionari centrali e periferici, anche se per particolari affari, specie quelli militari e giudiziari, deve servirsi di un rappresentante laico, detto 'avvocato': i conti di Flavon dapprima e poi i conti del Tirolo il cui titolo viene ereditato nel 1363 dagli Asburgo. La valle era amministrata da un gastaldo, chiamato successivamente vicedomino, poi capitano, indi vicario e infine, dalla fine del xv secolo, capitano delle valli, che aveva attribuzioni politiche e giudiziarie e che era assistito da un 'assessore' - che sedeva cioè presso di lui -per l'amministrazione della giustizia e da un 'massaro' per l'esazione delle imposte. Sin dal 1298 la valle gode di un proprio Statuto (De libro Statutorum hominum Vallium Ananiae) che regola particolari aspetti del diritto matrimoniale, determinate esenzioni da gravami e talune forme di compravendita. Tutti i paesi, inoltre, avevano una propria 'Carta di regola' con il diritto di eleggere ogni anno, per l'amministrazione delle proprie rendite e la gestione dei beni comuni -pascoli e boschi sono tuttora in valle di proprietà per lo più collettiva -due o tre consules, in seguito chiamati 'regolani' O anche 'anziani'. I capitoli delle 'Carte di regola' dettavano norme sulla mercede ai regolani, sul saltaro, che da custode dei boschi si trasforma in guardia delle strade, degli acquedotti e dei canali, sul pascolo, sul servizio antincendi, sul godimento di boschi e pascoli, sul mantenimento di ponti e strade. I 'regolani' erano assistiti da una specie di consiglio comunale, detto dei boni homines, mentre per trattare con le altre comunità l'assemblea designava un procuratore o sindaco. Per gli affari comuni a tutta la valle, secondo 'i Privilegi delle valli', venivano eletti tre sindaci o procuratori generali (uno per la valle di Sole, due per la valle di Non, divisa tradizionalmente in 'al di qua' e al di là' dell'aca, l'acqua del Noce) che assieme al capitano, all'assessore e al massaro, costituivano il cosiddetto 'magistrato delle valli'.
Il paesaggio è dominato dai boschi talmente fitti che Bernardo Clesio -siamo agli inizi del XVI secolo -è costretto a ordinare il taglio lungo le vie "affine di renderle più sicure ai passeggeri. Le case erano modestissime, al massimo a due piani, con scala esterna, con copertura in paglia o in scandole e talora in lastroni. Le comunità, povere ma organizzate democraticamente, si ribellano almeno tre volte al potere costituito, per protesta contro le angherie dei ministeriali vescovili e contro le discriminazioni dei nobili gentili. In valle la 'guerra dei contadini' scoppia in ritardo, quando le rivolte del Centro Europa sono già domate, ma riesce ad esprimere un'intesa con i contadini di lingua tedesca, nello sforzo di volgere tutte le istituzioni al fine del bene del comun homo, non degli stati dei nobili, degli ecclesiastici, delle corporazioni cittadine. La rivolta verrà stroncata nel sangue da Bernardo Clesio.
Nel 1631 viene fondato il convento di Cles dei Francescani Osservanti. Di quel secolo sono le grandi figure di Martini e Chini e i drammatici processi alle streghe in valle. Nel secolo successivo; dopo l'introduzione del granoturco (1730 cir- ca) e della patata (1797 circa), si ha una sensibile crescita demografica. Contemporaneamente si va estendendo la coltivazione della vite e dal 1760 in avanti si diffonde la gelsobachicoltura che alimenterà i setifici di Cles. Si costruiscono i primi acquedotti per l'irrigazione, con canali spettacolari scavati nella roccia. L'alimentazione resta però povera: la carenza di cibo. di non eccelsa qualità, spiega anche la scarsa resistenza alle malattie. Per contro i medici erano molto rari. Ecco allora il ricorso ai santi, ritenuti taumaturghi, ecco gli ex voto a San Romedio. La valle, che conserva organizzazione e statuti vescovili, viene coinvolta alla fine del Settecento nella tempesta napoleonica. La valle appartiene all'Austria dal 1803 a11805, al Regno di Baviera dal 1805 a11809, indi al Regno italico per passare definitivamente sotto l' Austria dopo la caduta di Napoleone.
Al centro di questo periodo tormentato, l'insurrezione contadina guidata da Andreas Hofer, una sorta di 'Garibaldi' del Tirolo, che da ragazzo aveva vissuto per un certo periodo a Cles per apprendervi l'italiano. Alle origini dell'insurrezione, che ha episodi paralleli in altre vallate del Veneto e della Lombardia e che è generosamente finanziata dall'Inghilterra, vi sono più motivi: l'opposizione alla politica anticlericale dei bavaresi illuministi ed alleati di Napoleone, l'eccessiva pressione fiscale, la difesa delle secolari autonomie e la coscrizione obbligatoria, che è la goccia che fa traboccare il vaso. Napoleone unisce la valle al Regno Italico, nel Dipartimento dell'Alto Adige che ha come capoluogo Trento. Dal 1810 al 1813 molti Comuni vengono accorpati, ma vengono prontamente ricostituiti dall' Austria, che annette tutta la regione alla Contea principesca del Tirolo. La valle fa parte del Bezirk, distretto circolare di Cles che comprende anche la valle di Sole, con alla testa un capitano distrettuale, un'autorità amministrativa e di governo distinta, a partire dal 1849, dall'autorità giudiziaria impersonata dai pretori, nel nostro caso di Cles e Fondo.
Viene rinnovata la rete stradale: il ponte di Santa Giustina viene costruito nel 1888, la strada della Mèndola tra il 1872 e il 1885, quella del Tonale ad iniziare da11866; la strada della Racchetta, dove si pagava il pedaggio, tra il 1848 e il 1859. La tramvia Trento-Malè è del 1909; dello stesso anno è anche la tramvia Dermulo-Fondo-Mèndola, lunga 27 km, che sarà smantellata nel 1933. L'agricoltura nella prima metà del secolo scorso resta povera, anche se viene dato un forte impulso alla coltivazione della patata, ed entra ulteriormente in crisi quando le annessioni all'Italia della Lombardia (nel 1859) e del Veneto (nel 1866) sovvertono i rapporti economici tra il Trentino e la pianura Padana. l nuovi dazi, italiano e austriaco, tolgono al Trentino ogni possibilità di concorrenza con l'ltalia, mentre i maggiori centri di consumo austriaci risultano troppo distanti.
L'economia, fatta eccezione per la viticoltura, ha un tracollo. La valle è colpita dal fenomeno dell'emigrazione, per lo più transoceanica. Nascono i primi centri della cooperazione: cantine sociali, 'famiglie cooperative', casse rurali. l caseifici 'turnari' sostituiscono la lavorazione casalinga del latte. La valle partecipa alla lotta del Trentino contro Innsbruck per ottenere l'autonomia, e il ceto intellettuale è tra i protagonisti della passione nazionale. È di Revò G. Canestrini, lo scienziato che divulga Darwin in Italia.La prima guerra mondiale risparmia i centri abitati, ma colpisce profondamente tutte le classi di leva. Tra emigrazione (emigrano i più giovani e i più intraprendenti) e caduti in guerra, la valle soffre di un pesante depauperamento di energie attive. L'annessione all'Italia si accompagna al declino della coltivazione della vite e al nascere della moderna frutticoltura. La seconda guerra mondiale vede anche la valle di Non sotto il dominio nazista, dal 1943 a11945, compresa nella zona di operazioni delle Prealpi o Alpenvorland. Contro fascismo e nazismo si hanno nuclei di resistenza a Cles, Còredo e in qualche altro paese. Con il ritorno della democrazia tutti i Comuni vengono ricostituiti. Con il 1948 anche la valle partecipa pienamente all'autonomia regionale, perfezionata nel 1971 dal nuovo statuto che affida maggiori competenze alla Provincia; del 1963 è la nascita del Comprensorio 'C6'. L'agricoltura conosce una rivoluzione verde; i primi impianti di irrigazione a pioggia sono del 1955; le vasche di miscelazione degli anni Sessanta; i trattori a tre ruote compaiono verso il 1950 e dopo il 1960 giungono quelli a quattro ruote. Vengono ammodernati i canali dei consorzi irrigui; sorgono o si ampliano i grandi magazzini di frutta; le casse rurali che amministrano i forti risparmi della valle si vanno con- centrando; chiudono i caseifici 'turnari' (il vecchio casel) sostituiti da moderni caseifici che lavorano il formaggio grana